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Abbott A. Edwin, Flatlandia. Racconto fantastico a più dimensioni
con un saggio di Giorgio Manganelli
- Editore:
Adelphi
- Collana:
Biblioteca Adelphi 7
- Anno:
1966
- Edizione:
prima edizione
- Rilegatura:
brossura cucita con alette
- Dimensione:
8
- Pag:
171
- Stato del libro:
perfetto
- Copie disponibili:
1
Contenuto:
Il potenziale romanzesco della geometria, come di ogni altra disciplina rigorosa, è enorme. Il reverendo e pedagogo Edwin Abbott Abbott (1838-1926), che per molti tratti è avvicinabile al suo contemporaneo Lewis Carroll, ne ha dato una dimostrazione memorabile nel racconto che qui presentiamo. Mondo bidimensionale abitato da segmenti, triangoli, quadrati, ... poligoni vari e sublimi circoli, la Flatlandia (o Paese del Piano) ci viene descritta con perizia etnologica e candido humour da un suo abitante, un eccellente Quadrato. In quel mondo, le gerarchie sono immediatamente evidenti: si passa dai volgari e spigolosi Triangoli (gli operai), ai più rispettabili Quadrati e Pentagoni (i professionisti) e ai nobili Poligoni, che si approssimano indefinitamente ai Circoli (i sacerdoti), nei quali la bruta natura angolare è del tutto annullata. Le donne sono Segmenti, e implicita nella forma è la loro natura bassa e infida, ma supremamente potente e temibile, che viene illustrata in alcune pagine di esilarante misoginia. Siamo introdotti alla complessa legislazione e agli insoluti problemi della Flatlandia; veniamo a conoscere la storia spesso drammatica del paese. E infine assistiamo agli emozionanti incontri del Quadrato narratore con il mondo unidimensionale della Linelandia (o Paese della Linea) e con la sconvolgente realtà dello spazio tridimensionale, scoperta attraverso il dialogo con una Sfera. Si rivela a questo punto la sottigliezza speculativa del libro. Il lettore tridimensionale è partito da una posizione di onnisciente superiorità: ciò che per gli abitanti della Flatlandia è oscuro e inestricabile, appare a lui con assoluta evidenza, così come il nostro mondo, oscuro e inestricabile, potrebbe apparire a una maligna divinità che lo avesse creato come un giocattolo imperfetto. Ma questo meccanismo di mondi concentrici, incompatibili e incomunicanti, in realtà mette in dubbio i nostri stessi punti di riferimento, e il libro si chiuderà con la inquietante ipotesi di una Quarta Dimensione. In un gioco di specchi, questa ultima supposizione ci fa intendere che il nostro mondo tridimensionale è probabilmente osservato da un mondo ulteriore con la stessa superiorità e indifferenza che noi mostriamo verso gli abitanti della Flatlandia, e la prospettiva si apre così su una molteplicità di mondi diversamente ciechi e ignari, incapsulati l’uno nell’altro. Non è mancato chi ha voluto vedere nel racconto di Abbott una sorprendente anticipazione della teoria einsteiniana, e infatti il libro è diventato ghiotta lettura di matematici e scienziati. Ma Flatlandia è un universo fantastico, minuscolo e perfetto e, come tale, resta innanzitutto un esercizio inesauribile dell’immaginazione. Ce lo dimostra, con il calore e la penetrazione di chi scopre un’insperata consanguineità, il saggio di Giorgio Manganelli qui pubblicato in appendice. Flatlandia è apparso per la prima volta nel 1882.
Edwin A. Abbott - Il reverendo Abbott (Londra 1838-1926) fu noto ai contemporanei come rettore della City of London School, dove introdusse lo studio obbligatorio della chimica e ripristinò, dopo secoli di oblio, la pronuncia classica del latino. Alla sua parallela carriera di poligrafo vanno ascritte circa quaranta opere, tra le quali manuali scolastici (How to write clearly, 1872; Shakespearian Grammar, 1870), lavori eruditi su testi sacri (Johannine Vocabulary, 1905; Johannine Grammar, 1906), libri a carattere teologico (Philochristus, 1891; Philomytus, 1891; Onesimus, 1882; Silanus the Christian, 1908). Tra le imprese filologiche di Abbott figura una raccolta dei saggi di Francis Bacon (1886). Apparso anonimo nel 1882, Flatlandia viene ormai considerato un classico della letteratura fantastica, oltre che una delle prime riflessioni sulla quarta dimensione. Suo estimatore oltranzista fu Giorgio Manganelli: «La lettura di Flatlandia offre un intricato piacere, una felicità perplessa, in cui riconosco tracce di acredine swiftiana, di delirio carrolliano; inoltre, un insieme di candore e di ferocia, una pedante concentrazione tra didascalica e demenziale, una gelida grazia astratta e, qualità più inquietante, un continuo affluire di brividi, di fulminei spasmi, di ammicchi che subitamente si trasformano in criptiche allusioni ad altro. Insieme alla asciutta ilarità del gioco intellettuale avvertiamo nel libro il fiato ustionante del terrorismo logico e didattico; nella sua matematica chiarezza è inesauribilmente ambiguo. Il suo spazio sta tra il bon mot e l'Apocalisse».
Nella stessa collana
Prima edizione, Adelphi , 1982
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Traduzione di Marina Antonielli, Adelphi , 2003
Fino al 31/05/12 € 18,00€ 13,00
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a cura di Antonio Tabucchi, Adelphi , 2003
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Adelphi , 1996
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Volume quarto, Adelphi , 1993
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a cura di Robinson Valéry J., Adelphi , 1985
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a cura di Oliver Lawson Dick, Adelphi , 1977
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Dello stesso editore
Prima edizione, Adelphi , 1980
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prima edizione, Adelphi , 1983
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Prima edizione, Adelphi , 1968
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Adelphi , 2008
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Adelphi , 1977
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Nota introduttiva di Giorgio Colli, Adelphi , 2007
Fino al 31/05/12 € 11,00€ 8,00
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Prima edizione, Adelphi , 1983
Fino al 31/05/12 € 30,00€ 23,00
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Prima edizione, Adelphi , 1977
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Prima edizione, Adelphi , 1968
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Adelphi , 1982
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