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Anderson Sherwood, Ritratto di Kit Brandon
Prima edizione
- Editore:
Feltrinelli
- Anno:
1959
- Edizione:
prima edizione
- Rilegatura:
cartonato rigido con sovracoperta
- Dimensione:
8
- Pag:
381
- Stato del libro:
perfetto
- Copie disponibili:
0
Contenuto:
Grafica di Albe Steiner. Questo è l'ultimo romanzo che Sherwood Ander-son riuscì a portare a termine. A seconda del punto di vista del lettore, Ritratto di Kit Brandon può essere considerato un romanzo fallito o l'opera pili grande di Sherwood Anderson. Quando il libro fu pubblicato, nell'ottobre del 1936, le ... vendite furono scarse e spesso le recensioni ebbero il tono della presa in giro: Mark Van Doren, per esempio, si diverti a parodiarne ferocemente
lo stile. Eppure, a più di venti anni di distanza,
il lettore che si accosti a quest'opera, privo del risentimento, dell'acredine, della sufficienza che i critici americani del '36 nutrivano per quell'An-derson che da anni punzecchiavano ferocemente ripetendogli il tragico ritornello dell'inaridimento e della senilità, non potrà esimersi da un alto stupore: in nessun altro libro Sherwood Anderson è mai stato tanto penetrante, tanto denso, tanto vicino alla realtà come in Ritratto di Kit Brandon. Questa tragica, affascinante, ricchissima storia di una ragazza americana nell'età del proibizionismo, è certamente il gran libro che i critici, il pubblico, la letteratura americana avevano continuato per quarant'anni a chiedere ad Anderson, il gran romanzo della nuova America, e del quale, quando finalmente usci, nessuno si accorse.
La figura femminile che è al centro di Ritratto di Kit Brandon - l'esile, febbrile ragazza di montagna che fugge nella città industriale e poi, bruciante di desiderio di vita, sposa il figlio di un grande contrabbandiere d'alcool e diventa lei stessa una figura leggendaria dell'epoca del proibizionismo - è il maggior tentativo compiuto da Sherwood Anderson di costruire un personaggio a pieno tondo e di impiantarvi intorno tutto un romanzo. A Maxwell Perkins, nel novembre del 1935, Anderson scriveva: "Cerco di rendere il lavoro più obbiettivo, di tenere la storia tutta su due o tre personaggi soltanto, di centrare l'opera intera su uno solo - in altre parole, di essere più oggettivo, di usare sentimento e ragione nella stessa misura. Sono stato accusato di aver la tendenza ad affollare troppo i miei canovacci. Questa volta tento di non farlo. L'impresa mi assorbe completamente. Il libro mi piace. " In realtà Kit Brandon è di tutti i libri di Anderson, quello a cui lo scrittore dedicò più attenzione, più cure, quello nel quale investi la maggior carica morale e le più alte responsabilità letterarie. È naturale: esso fu il frutto di una profonda, drammaticissima crisi di coscienza, morale e artistica. Nella realizzazione di Kit Brandon Anderson impegnò intera la propria responsabilità di scrittore: le sue concezioni del romanzo realistico riflettono qui le perplessità che, dopo aver accostato il comunismo, gli erano insorte dinanzi alla debolezza della cosiddetta letteratura proletaria; il senso di solitudine dell'uomo americano, che era stato il tema dominante di tutti i suoi libri precedenti e che tanto aveva influito sulla rinascita del realismo in America, qui si complicava con la nuova coscienza dell'isolamento dell'intellettuale americano, e con il dramma di sentirsi incompreso e sottovalutato: " Ho incominciato come Gauguin, ma ora mi accorgo di assomigliare sempre più a Van Gogh, " scriveva, nel dicembre del 1935, a Charles Bockler. E anche nello scrivere Kit Brandon egli cercò di adottare una sorta di tecnica vangoghesca. Ha scritto Irving Howe: "Se An-derson non ha stabilito il personaggio di Kit in profondità, gli ha conferito però una specie di realtà sinottica, attraverso penetranti notazioni dei suoi tratti caratteristici. Anderson ha ben colto il misto di scherno e di simpatia che Kit manifesta verso i tentativi di vita sindacale. Sa la fame di esperienza che batte dentro di lei, la fame che la porta ad imitare gli abiti e le maniere della borghesia, ma che anche tien desto in lei il fantastico ricordo del piccolo ragazzo operaio che sapeva fare il cavallo. E pili di tutto, Anderson ben capisce la relazione rovesciata che Kit stabilisce con la propria automobile, quando abbandona ogni speranza nel rapporto con l'umanità. L'automobile diventa per lei un feticcio sessuale e il dominio sulla macchina è tanto il simbolo del proprio disprezzo per gli uomini, quanto un surrogato dell'amore che essa non ha avuto. " Ma altri elementi entrano nel dramma spirituale donde scaturì questo splendido romanzo. Prima di tutto, il desiderio di provare di essere capace di innovazioni, di grandi costruzioni, di essere ancora uno scrittore, a dispetto dei critici che lo avevano dato per finito. E poi - ed è forse la cosa più curiosa - un nuovissimo antifemminismo che in quel periodo era il sentimento dominante in Anderson: "Caro Dreiser, " scrisse una volta, " penso che noi americani siamo ormai prossimi al matriarcato. " E un'altra volta: " Ogni impulso realmente femminile, in una donna, è stato inspirato in lei da un uomo o è un tentativo di compensare la mancanza di virilità negli uomini. Voglio che questa idea sia la pietra angolare del libro che sto facendo. "
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