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D'Arzo Silvio (Ezio Comparoni), Essi pensano ad altro
Prima edizione - nota di Attilio Bertolucci
- Editore:
Garzanti
- Anno:
1976
- Edizione:
Prima edizione
- Rilegatura:
Cartonata
- Dimensione:
8
- Pag:
160
- Stato del libro:
Libro usato in ottime condizioni.
- Copie disponibili:
1
Contenuto:
La figura dolce e fiera, sognatrice e temeraria, di Silvio D'Arzo, credo che sia rimasta a turbare la coscienza di quanti credono in una letteratura non effimera da quando egli se n'è andato, poco più che trentenne, servito da una morte di estrema discrezione. Naturalmente, angelico, cioè diabolico com'era, abbandonando ... (dove, sull'erba, in casa d'amici, presso curatori affettuosi e distratti?) dei lasciti a scoppio ritardato.Così da accrescere il nostro turbamento, la nostra inquietudine e ammirazione per lui.
Eccone uno, di questi lasciti, il romanzo Essi pensano ad altro, che va datato agli anni '40-42, gli anni, anche, dello stupendo, quasi del tutto incompreso, Buon Corsiero. Silvio D'Arzo, anagraficamente Ezio Comparoni, aveva venti, ventidue anni, frequentava Lettere a Bologna, recandovisi, immagino, il meno possibile, perché viaggiare, anche in terza classe, costava. Il personaggio principale del libro, Riccardo, va a studiare anche lui a Bologna, si pensiona da un conoscente di suo padre, resta invischiato
in una serie di accadimenti sconcertanti, e forse educativi, che non vi rileverò. Sono i suoi anni d'apprendistato? Bologna potrebbe essere Heidelberg o Uppsala, perché è sì Bologna nel '40 o '39, eppure lo è in modo così fantastico... È una città, ad ogni modo, con spazi più grandi di quelli in cui
Riccardo era cresciuto: anche una casa d'appartamenti è un labirinto, vi si abita vicino a sconosciuti, ci si perde (il corpo e l'anima). Se altra volta D'Arzo aveva utilizzato per le sue ghost stories, funamboli,
preti, lavandaie, qui si serve d'imbalsamatori, ammaestratori di scimmie, commesse di negozio dai cari polpastrelli sempre sporchi d'inchiostro. Ci sono, supremi, suspense e malessere come nel suo James, in tutti i suoi libri, abbiano essi scenari di locande settecentesche (oh, Mozart!) o di calanchi violetti d'occaso invernale nell'appennino postbellico, o di Vie Marsala d'una Bologna spettrale, decantata, quale in certo Morandi. Possiamo ricordare qui la Modena del fratello, maggiore d'età, Antonio Delfini, più, e meno, consapevole di lui, di dotare con suprema noncuranza la nostra letteratura di narrazioni inusitate, straordinarie, memorabili. È possibile, non so se augurabile, dati i tempi letterari che corrono
che Essi pensano ad altro faccia render giustizia a Silvio D'Arzo. Che, presentato da quel magicien ès lettres che era Roberto Longhi e dal sottoscritto per Casa d'altri, si ebbe anni e anni fa, al più famoso premio letterario italiano, soltanto i voti (o poco più) dei due suoi ingenui e provocatori presentatori. (ATTILIO BERTOLUCCI)
Postfazione di Paolo Lagazzi - nota di Attilio Bertolucci;
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