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Dostoevskij Fjodor Michailovich, L'idiota - due volumi
- Editore:
Garzanti
- Collana:
I grandi libri
- Anno:
1973
- Rilegatura:
Brossura
- Dimensione:
16
- Pag:
835
- Stato del libro:
libro usato in condizioni molto buone; dorso lievem. curvo da lettura
- Copie disponibili:
0
Contenuto:
a cura di Rinaldo Kufferle. Il romanzo fu scritto in aspra lotta con il tempo, secondo un ritmo asfissiante, imposto dalle incombenti scadenze del "Messaggero Russo" che attendeva a Mosca puntualmente i fogli tipografici, spediti da Dostoevskij mentre vagava tra la Svizzera e l'Italia; la conclusione del romanzo verrà completata ... vicino a piazza Pitti a Firenze nel 1869. La stesura aveva richiesto circa due anni. La novità dell'Idiota sta, nel fatto che è un romanzo che si sviluppa già in corso d'opera: Dostoevskij inizia a scriverlo con un'idea ingegnosa e brillante, ma sempre vaga, per dare una sostanza alla materia durante la stesura del romanzo. Il protagonista è il principe Lev Nikolaevic My?kin, che rientra a Pietroburgo dopo un lungo soggiorno all'estero per motivi di salute. My?kin non è "buono" nel senso corrente del termine. È vero che egli non rifiuta mai di prestare aiuto, anzi è generoso in maniera eccessiva per le convenzioni della società del tempo. Ma, se la bontà dovrebbe fare in modo di alleviare le altrui sofferenze, allora, 1'"idiota" non può annoverarla fra le sue virtù. In ogni occasione My?kin, incurante del disagio di chi gli sta di fronte, punta semmai a mettere a nudo il dolore dei suoi interlocutori, e in questo modo, travolge le difese che costoro si sono spesso faticosamente eretti per proteggersi dal contatto diretto con il pulsare del loro dolore interno. Per questo motivo, al suo pieno "splendore" non può che contrapporsi che il completo dolore, quello che l'uomo non sa sopportare e che allevia facendo ricorso alla bontà del prossimo. Egli sovverte costantemente i ragionamenti altrui, mettendo a nudo l'inconsistenza dei correnti criteri di giudizio. Non importa amare o odiare, fare il bene o il male, se ciò conduce inesorabilmente a commettere l'unico vero peccato, che è quello di distrarsi dal prossimo perché travolti dalla propria passione. Non passione ci vuole, ma compassione, capacità di estrarre dall'altro l'essenza del dolore e di appropiarsene senza esitazione. My?kin annuncia con trasporto, appunto, la legge della compassione. La sua attuazione si ha solo quando si incontrano due forze primigenie: il dolore radicale dell'uno e la disponibilità immediata dell'altro ad assumerlo. L'idiozia del principe spinge gli altri a spogliarsi di tutto ciò che copre il dolore, il quale, una volta messo a nudo, rientra in un momento originario, fuori dal Tempo e dalla Legge. Lo stesso My?kin vive al di fuori del mondo. Egli è privo di un passato (sottratogli dalla malattia curata nella provincia svizzera), ma non ha neanche una collocazione nella società russa che lo circonda (tanto che giunto a Pietroburgo, si meraviglia per primo di saper parlare in russo). La Russia che appare nell'Idiota appartiene completamente al mondo delle tenebre. Dostoevskij descrive l'etereo mondo alla moda di Pietroburgo, il mondo dei salotti incantati dove si leggono con curiosità e falsa indignazione notizie aberranti del mondo esterno. II principe non è, nè si sente, investito da alcuna missione redentrice. Ma la sua figura e le sue caratteristiche sono talmente forti da lasciare comunque il segno in un ambiente stantio e privo di valori. La sua immagine si colloca, per questo, volontariamente fuori dalla storia, ma anche dal mito. Prima che l'epilessia, da cui Mu?kin è affetto, travolga la coscienza, si vive 1'esperienza di un istante che si dilata all'infinito e consente di vedere il tutto nella sua completezza. La stessa vita è fatta di attimi inafferrabili, come quello del condannato a morte che vede l'istante prima dell'esecuzione, la vita nella sua misteriosa e assoluta completezza. La pienezza dello splendore dell'Idiota è compassione, ma a suo modo anche conoscenza. L'istante diventa infinito e non si può vivere, una volta terminata questa rivelazione, nel consumare la pienezza del tempo, nonostante i propositi che la rivelazione comporta. L'idiota è un romanzo che induce molto all'incomprensione. My?kin può essere accettato, ma certamente non capito. Solo i bambini hanno punti di contatto con il principe grazie alla loro ingenuità. I più infantili fra gli adulti (come Aglaja Epancina o Elizavjeta Prokofe'vna) riescono a provare per l'Idiota un profondo affetto, ma per autodifesa sono costretti a trasformarlo in un affetto costrittivo che tenta di trascinare My?kin all'interno delle comuni convenienze in cui essi si trovano. Nastasja Filippovna è l'unica che riconosce immediatamente lo splendore del principe, per il semplice motivo che è la sola che porta dentro di sè la potenza dello stesso splendore. Una potenza resa impraticabile dalla vita, ma pur sempre presente. Nastasja sa benissimo che l'"idiota" può soltanto condurla, per la sua salvezza, attraverso 1'esperienza estrema del dolore. E questo dolore rifiuta con tutte le sue forze, preferendo la sofferenza, assai più umana e quindi più tollerabile, che le riserva il rozzo legame con il passionale mercante Rogozin. Dostoevskij stesso ammise il fallimento del suo principe: notò che in realtà tutti i personaggi finivano con 1'essere soltanto sfiorati dal'"Idiota", un tocco che rimaneva però crudelmente impotente. Malgrado la sua insoddisfazione Dostoevskij non rinnegò il suo scritto, ma ammise, al momento dell'uscita del libro verso la metà degli anni Settanta, che in quelle pagine vi era "tutto". L'idiota è il culmine dello sforzo, un culmine artistico e un culmine teorico. Con il principe My?kin il suo autore fissò il punto estremo della propria riflessione. Nulla di quanto scritto da Dostoevskij dal 1869 in poi è comprensibile senza aver piena consapevolezza del territorio che egli si era conquistato, territorio illuminato dallo splendore del principe My?kin. (dal sito www.apriteilsipario.it)
Di Dostoevskij Fjodor Michailovich vedi anche...
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con il saggio Il male in Dostoevskij di Luigi Pareyson, Einaudi , 1994
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Traduzione di Tommaso Landolfi - Introduzione di Alberto Moravia, Rizzoli , 1984
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Prefazione di Ettore Botti, Corriere della Sera , 2002
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Nella stessa collana
testo originale e traduzione di Ugo Foscolo, Garzanti , 1983
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Versione di Emilio Tadini, Garzanti , 1965
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a cura di Riccardo Mainardi, Garzanti , 1976
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Introduzione di Enrico Groppali, Garzanti , 1987
Fino al 31/05/12 € 12,00€ 6,00
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Garzanti , 1973
Fino al 31/05/12 € 10,00€ 5,00
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Garzanti , 1993
Fino al 31/05/12 € 8,50€ 5,00
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Traduzione, introduzioni e note di Federico Roncoroni., Garzanti , 1974
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Versione di Giuseppe Tonna, introduzione di fausto Codino, Garzanti , 1974
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Testo latino a fronte, Garzanti , 2000
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Garzanti , 1982
Fino al 31/05/12 € 6,00€ 4,00
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