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Asturias Miguel Angel, Uomini di mais
Prima edizione
- Editore:
Rizzoli
- Collana:
La scala
- Anno:
1968
- Edizione:
Prima edizione
- Rilegatura:
cartonato figurato e acetato
- Dimensione:
8
- Pag:
370
- Stato del libro:
usato in perfette condizioni; conservato segnalibro editoriale
- Copie disponibili:
1
Contenuto:
Il giovane Asturias. arrivato dal lontano Guatemala a Parigi con una borsa di stu dio per perfezionarsi in scienze sociali, entrò un giorno nell'aula della Sorbona dove Georges Raynaud parlava del Popol Vuh, la Bibbia del popolo maya sfuggita per puro caso alle distruzioni implacabili di Ped'O de Alvarado e ... dei teologi di Salamanca Di colpo tutta la sua infanzia gli ridivenne presente; si trattava proprio delle «storie» raccontategli da sua madre, ereditate coi sangue stesso della sua stirpe (la maggio ranza della popolazione guatemalteca è tuttora rappresentata da maya di razza pura; e Asturias ha un profilo identico a quello dei millenari bassorilievi di Tikal e di Uaxactùn).
In quel momento morì il «sociologo» e nacque il poeta. Opera di poesia è, in essenza, anche Uomini di mais, che appare ora per la prima volta in italiano, storia profondamente suggestiva di uomini e di dei, di cosmogonie e di implacabili vendette, di metamorfosi surreali e di umanissime passioni.
A proposito di Asturias, Paul Valéry ebbe a osservare che la famosa ricetta di Stendhal - la lettura quotidiana di una pagina del Codice Civile - ancorché sempre valida, va integrata in una «farmacopea» più completa: «Dopo il tonico, occorrono i balsami e le resine inebrianti... Una dose di tanto in tanto di questo elisir guatemalteco è eccellente contro tante cose...». Hombres de maiz, un «elisir» guatemalteco: un filtro forte, denso, inebriante, succo di piante incredibili e di carnivori fiori tro picall, distillato da un maestro-mago che, pur essendosi occidentalizzato (ha vissuto a lungo a Parigi e vi è tornato da poco, in qualità di ambasciatore del suo Paese), ha il cuore e l'anima, per sempre nelle città sante di Tikal e Uaxactùn, sperdute nelle misteriose foreste tropicali del Petèn.
Asturias è autore di numerosi romanzi: El señor presidente (1946), Hombres de maíz (1949), Viento fuerte (1950), El papa verde (1954), Week-end en Guatemala (1956), Los ojos de los enterrados (1960), El Alhajadito (1961), Mulata de tal (1963), e delle raccolte di versi: Rayito de estrellas (1940], Alclazan (1940), Sien de alondra (1949), Ejercicios poéticos (1955), Messages indiens (1958), Clarivigilia primaveral (1965). Varie opere teatrali sono state riunite nel volume Teatro (1964). Nelle celebri Leyendas de Guatemala (1930) ha reinterpretato lo spirito dell'antica tradizione maya.
traduzione di Cesco Vian;
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